#bastamortinstrada riguarda tutti, ma proprio tutti.

Proviamo a fare un ragionamento moderato, senza preconcetti.

Si muore sulle strade o – se va bene- si rimane feriti (a volte in modo lieve a volte in modo grave). Se si parla di questo argomento in giro la prima constatazione non è quella che le persone rimangono impaurite da quello che accade, quanto piuttosto che tale evento (la morte o il ferimento) sia un fatto ineluttabile. Un po’ come la morte naturale.

Ma è davvero naturale morire o essere ferito in strada? Sono “cose che capitano”?

Eppure non siamo nati per morire in strada questo lo sappiamo bene, motivo per il quale  tutte le volte che NON siamo in automobile consideriamo la strada come qualcosa di estremamente pericoloso.

Ma al chiuso di un abitacolo, le mani sul volante e il piede sull’acceleratore, la nostra percezione cambia di brutto. Non è magia ma il risultato di un lungo processo culturale (anzi piuttosto anti-culturale) che ha trasformato le nostre convinzioni e le nostre abitudini attraverso un processo di negazione e rimozione collettiva. Se vi sembrano paroloni da professore universitario siete fuori strada, proviamo spiegare perchè.

Al volante di una automobile la prima cosa che ci succede è quella di negare l’esistenza del pericolo: guidiamo un veicolo di 2000 e passa chilogrammi, se siamo imprigionati nel traffico appena abbiamo strada siamo capaci di portarlo ben oltre i 50 km/h che è il limite consentito su strada urbana.

Adesso guardate bene questo filmato, è un crash test di quelli che si trovano in rete e vi dimostra cosa accade quando al massimo della velocità consentita impattiamo (eh si perchè 50 è il limite non la velocità media) contro un altro veicolo che incrocia il nostro percorso, in questo caso uno scooter. Vi mostriamo lo scooter per farvi capire la differenza tra un abitacolo chiuso e una persona che guida appoggiata ad una sella senza barriere fisiche attorno.

auto contro scooter a 50 km/h

Eppure quante auto procedono in città rispettando il LIMITE? Pochissime. E se proviamo a dire che 50 IN EFFETTI sarebbe già troppo e si dovrebbe ridurre il limite a 30 km/h subito si levano crociate di chi “me devo sbrigà pe’ anda’ a lavoro, pija i regazzini a scuola, consegna’ aa merce”.

Però…

Riducendo la velocità a 30km/h la percentuale di incidenti diminuisce drasticamente e con questa diminuisce la probabilità di causare morti e feriti.

Sapete per quale motivo?

Non solo per il fatto che l’impatto risulterà meno violento ma soprattutto perchè a 30 km/h aumenta il livello di attenzione verso i pericoli, aumenta il tempo di reazione (correzione manovra, frenata), si riduce lo spazio di frenata e in generale si ha una visione della scena davanti a noi più esatta. Guidando a velocità moderata abbiamo “paradossalmente” un aumento della sicurezza percepita e un decremento del danno.

Si vabbè, ma “abbiamo fretta”, lo abbiamo già detto. Il bello è che -a parità di condizioni-impostando correttamente le fasi semaforiche e procedendo realmente ad una velocità di 30 km/h in città nelle ore di punta avremo un ritardo modestissimo: ad esempio per percorrere 500 metri all’interno di una zona 30 si impiegano solo 5.10 secondi di più rispetto allo stesso percorso con il limite di 50 km/h. Per perdere un minuto di tempo, occorre percorrere almeno 6 km. In ogni caso, non dimentichiamoci che nelle nostre città la velocità media è di 15 km/h, 8 km/h nelle ore di punta (fonte: Confcommercio 2012).

(se vi vengono subito in mente delle obiezioni qui 10 pregiudizi sfatati sui 30 km/h )

Domanda per tutti voi: quante vale allora una vita umana? Meno di una manciata di minuti?

Fatevi questa domanda quando smadonnate in fila perchè quello davanti a voi frena per far passare un pedone o rallenta al giallo del semaforo.

Fatevi questa domanda quando la lancetta del vostro contachilometri oltrepassa i 30 e perchè no i 50 km/h.

Il fatto è che è molto difficile resistere alla tentazione non andare piano in automobile: a cominciare dall’aspetto per finire poi con le caratteristiche tecniche l’auto è un mezzo che ti dice dal primo momento in cui la guardi o la guidi “io ti farò correre”. E non solo ti dimostra che potrai farlo davvero ma ti fa credere di poterlo faro in tutta sicurezza (per te). Scocche rinforzate, airbag in ogni dove, freni della madonna, sensori. Tu corri pure, al resto di pensiamo noi. Ultimamente va di moda nelle pubblicità automobilistiche la situazione in cui l’auto frena ad un centimetro dal pedone o dal bambino. Per farti capire che lei, la tua automobile, ti eviterà di uccidere. Sinceramente quanti di voi ci credono? Forse pochi. La maggior parte di voi pensa invece che saprà evitare di sbagliare al volante, perchè si sente capace, si sente in grado di fare i miracoli anche in condizioni sfavorevoli. Ma quello che vi raccontate (e che vi racconta la pubblicità) sono cazzate, perchè la realtà dei fatti ce la spiega la fisica.

spazioarresto

Se a 30 km/h per arrestare il veicolo e non ferire o uccidere qualcuno ci serviranno circa 13 metri, a 50 km/h avremo già investito due persone perché di metri ce ne serviranno quasi 29. Pure se le ruote non si bloccano con il nostro meraviglioso ABS.

Una strada libera “invita” a superare ampiamente i limiti, abbiamo la necessità di portare il mezzo che conduciamo a far valere tutti quei soldi che abbiamo investito per acquistarlo (o tutti i soldi che vale).

Spendere 20-30 mila euro (il costo medio di una automobile) per andare a 30 km/h ci sembra una cosa indegna. Con un motore sotto al sedere da centinaia di cavalli sono cose che non si possono fare.

Ripetiamo la domanda: quanto vale una vita umana?

Un altro meccanismo è quello che ci porta a dare la colpa degli incidenti o dei mancati incidenti agli altri: il pedone che attraversa distrattamente, il ciclista che non pedalava a lato della strada, il bambino che “tua madre non ti ha insegnato niente”, l’anziano al volante che “non sa dove deve andare”. L’eccezionalità non è ammessa.

Tendiamo a rimuovere nella nostra mente la possibilità che possa accadere un incidente se -ad esempio- superiamo i 30 km/h (vi abbiamo spiegato prima perchè), se siamo distratti (dallo smartphone) se effettuiamo manovre azzardate (a me non succede nulla sono un drago a guidare).

Siamo noi che possediamo il mezzo più pericoloso a dover prestare più attenzione, non viceversa. E qui -badate bene- non c’entrano le norme del Codice della Strada. C’entra piuttosto la preoccupazione di non arrecare danno all’altro, a prescindere che l’altro stia nelle regole o no.

Con tutta questa filippica non possiamo e non vogliamo dire che gli incidenti non esisteranno più e che nessuno morirà o si farà più male. Vogliamo dire semplicemente che E’ POSSIBILE INCIDERE SIGNIFICATIVAMENTE SULLA RIDUZIONE DEL NUMERO DI INCIDENTI E SUL NUMERO DI VITTIME E DI FERITI mettendo in atto una serie di cambiamenti prima di tutto di comportamento (e poi alla lunga anche culturali) per chi guida una automobile.

E non ce la abbiamo con gli automobilisti perchè sono brutti sporchi e cattivi ma ci rivolgiamo a loro in quanto detengono il controllo del mezzo potenzialmente più dannoso e pericoloso che possa circolare. Una automobile oltre ad essere bella, potente, accessoriata è un’arma. Di questo dobbiamo essere molto consapevoli.

Dedicheremo ulteriori approfondimenti ai danni derivati dall’utilizzo massivo di automobili private (inquinamento e spesa pubblica) però in finale lasciateci dire un’altra cosa: ad Aprile ci sarà una grande manifestazione nazionale per dire basta alla strage sulle strade. Se non lo fate per voi fatelo per i vostri figli o per le persone a cui volete bene.

Ci riguarda tutti, ma proprio tutti.

#bastamortinstrada

 

 

 

 

 

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