“La differenza tra te e me”. Lettera aperta a Linda Meleo e Enrico Stefàno.

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(ph. credits Romandergound)

Chi ci segue e ci conosce sa come la pensiamo. Da anni andiamo scrivendo che il male di questa città è un sistema di mobilità che uccide il territorio e i suoi cittadini, con effetti negativi diretti e indiretti sulla salute, sulla qualità della vita, sulla economia.

Il gesto ormai sdoganato di “lasciare la macchina in doppia fila per 5 minuti ma con le 4 frecce” uccide molto di più di una coltellata al cuore. Perché presuppone un totale asservimento e una totale accettazione della ineluttabilità dell’automobile in una città dove invece le auto andrebbero centellinate e calmierate, se non in alcune zone addirittura eliminate. Quando prendiamo la nostra auto ci sentiamo autorizzati a fare qualsiasi cosa, oltrepassare i limiti di velocità, fare manovre azzardate per accelerare i tempi di percorrenza e bruciare i semafori, venire alle mani con il primo che ci capita a tiro perchè non sta guidando come noi vorremmo che guidasse, bloccare temporaneamente una fermata del trasporto pubblico, parcheggiare in modo da ostruire la visuale delle curve mettendo a repentaglio la sicurezza dei pedoni, parcheggiare nel carico-scarico merci “tanto mica vengono a fare le multe qua”. Posteggiare in doppia fila perchè “tanto c’è spazio per passare”, parcheggiare davanti ai secchioni dell’immondizia “almeno così nessuno mi suona e mi rompe i coglioni che vuole uscire e ho tempo pure di fare la spesa”. Questo nella migliore delle ipotesi, nella peggiore a voi la scelta degli esempi da portare.  Ogni tanto, ma proprio ogni tanto capita una multa. Vabbè, ci possiamo stare. La probabilità di prendere una multa con l’organico in esercizio della Polizia Locale si avvicina sempre di più a quella di vincere qualcosa, anche un piccolo premio al gratta e vinci.

Ne parlammo qualche tempo fa con Enrico Stefano, quando venne all’evento “#lascialadoppia“: questa città non può più vivere di deroghe, ci vuole un chiaro cambio di rotta che riguardi non solo la mobilità ma la comunicazione: servono gesti simbolici, forti, di rottura col passato. Servono gli schiaffi insomma, non intesi come violenza ma come gesto capace di  risvegliare la coscienza di una cittadinanza assopita dal CO2 e dal particolato.

Ci eravamo illusi che con Marino le cose potevano cambiare. Tante idee, tanti galli a cantare ma il giorno non lo abbiamo mai visto. Nonostante la buona volontà. Adesso che il vento è cambiato stiamo notando uno sforzo e un impegno fattivo sui temi e sui problemi più urgenti che riguardano la mobilità. Di questo non possiamo dare atto all’Assessore Meleo e a Enrico Stefàno, consigliere a capo della Commissione Capitolina sulla Mobilità. Siamo altrettanto consapevoli delle difficoltà e della matassa che in questo mesi stanno provando a sbrogliare senza fare troppi casini, matassa che va dagli Uffici che all’improvviso si sono ritrovati a lavorare con molte persone che probabilmente non erano abituate a farlo, alla Polizia Locale che nell’ennesima riorganizzazione non si capisce che vuole fare a grande (leggete questa ennesima linea guida della Sindaca…sembra tutto molto scontato ma evidentemente non lo è), alla burocrazia e ai tempi della politica. Tutto questo lo conosciamo bene e capiamo le difficoltà nel poter proporre da subito “azioni forti e di rottura”.

Nel frattempo in Commissione Mobilità si lavora tanto, si ascoltano associazioni e cittadini, si prova a disegnare una città diversa. Anche se questo sappiamo è un processo lungo e faticoso e evidentemente ci vuole il tempo che ci vuole.

Ma proprio per questo siamo qui a chiedere alla Meleo e a Stefàno di non cadere nella tentazione di mostrare un cambiamento che ancora non c’è.

Cari Linda e Enrico, è più difficile dire ai cittadini che ci vuole tempo, che intanto mettiamo una striscia di vernice perchè per ottenere i pareri utili, comprare e realizzare 400 metri di cordolo è un iter complesso che quasi quasi ti passa la voglia (basta presenziare alle conferenze dei Servizi per rendersene conto) che fare un proclama come questo:

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L’annuncio così come riportato sul sito istituzionale del Comune di Roma.

Questo cari Linda e Enrico suona non come uno schiaffo ma come un pizzicotto, perchè la corsia riservata ai bus e ai taxi su via Emanuele Filiberto non si fa e non si può fare con qualche litro di vernice. O almeno, si può fare ma non presentandola come una”nuova preferenziale”, perché sia voi che noi sappiamo che non lo è. Quella è una traccia, un abbozzo. Il consiglio non è stare zitti ovviamente, perchè anche degli abbozzi va data notizia, ma di trattare un abbozzo come se fosse…un abbozzo appunto. Sapete voi quanto noi che dobbiamo lavorare non per un pezzetto di corsia preferenziale ma per interi percorsi preferenziali”, questo è quello che dovete imprimere nella testa dei cittadini. Noi sappiamo che voi lo sapete, però è bene che lo sappiano anche gli altri. Perché è molto facile che voi poi veniate attaccati per aver partorito un topolino, derisi, perchè certo 400 mt di vernice NON SONO UNA PREFERENZIALE. Sappiamo che nelle vostra testa c’è l’idea di renderela definitiva questa cosa, con una sistemazione di cordoli. Lo avete anche detto senza però dire con esattezza quando. Date delle date precise, informate la cittadinanza degli step, serve una cronologia con uno storico. Gli annunci e le parole si perdono nella memoria delle gente.

Se veramente volete sopravvivere a questa città e volete continuare a fare il vostro lavoro sui cui non abbiamo dubbi state mettendo grandi risorse ed energie, vi preghiamo, fatelo ascoltando anche questi suggerimenti. Fate vedere ai cittadini non le foto di una strada dipinta ma di un render che presenta una vera preferenziale stretta da cordoli, con attraversamenti pedonali innovativi, con la video sorveglianza, spiegate ai cittadini perchè è necessario, a cosa serve. Fate un sito, una pagina, quello che volete. Lavorate con le infografiche. Facebook non basta che sia chiaro una volta per tutte. Andate nelle scuole a spiegare perchè ai bambini, loro sapranno e potranno spiegarlo ai loro genitori, perchè le uniche persone che possono muovere qualcosa negli adulti sono i figli.

Cari Linda e Stefano, quello che vogliamo dirvi è evitate di fare notizia su cose piccole piccole così e presentate alla città invece la vostra idea di città, stabilite un cronoprogramma visibile e trasparente e poi laddove non possa essere rispettato spiegate ai cittadini nel dettaglio a cosa sono dovuti i rallentamenti. Rendete chiaro ed evidente il vostro lavoro. Investite sulla comunicazione!!! Perchè -e questo ve lo diciamo in assoluta amicizia e stima- la città non ha minimamente idea di cosa state facendo. Di dove volete arrivare. Alla fine vedono un annuncio, un video su facebook, due strisce di vernice per terra e fanno spallucce.

Questa, cari Linda e Enrico sarà la differenza tra te (quelli che vi hanno preceduto) e me (cioè voi).

Con affetto e rinnovata stima,

CittadiniRediRoma

 

 

 

 

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2 comments

  1. sottoscrivo tutto. Mi stupisco di come non ci si renda conto che un atteggiamento come questo non solo fa perdere di credibilità, ma svilisce anche l’impegno che molti amministratori pure stanno mettendo in quello che fanno.

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