American dream: perchè a Roma certi discorsi sono un tabù.

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Gli americani hanno una infinità di problemi, si sa. Devono combattere con l’obesità dilagante, con la diffusione delle armi da fuoco, con una disuguaglianza razziale mai estinta, con la pena di morte e i donuts industriali che ti si piazzano sul fegato per andarsene solo dopo che sei morto.

Però in America ti può capitare di leggere su uno dei quotidiani più autorevoli un pezzo che da noi sarebbe relegato al blog sconosciuto di un qualsiasi opinionista.

“In Theory” è una rubrica molto interessante della versione on-line del quotidiano, dove si discute in maniera approfondita sulle idee fuori dal coro e si cerca di scavare dietro le notizie.

Qualche settimana fa, a firma di J.H. Crawford è uscito un articolo che discute in maniera molto semplice perché una città moderna dovrebbe a tutti i costi limitare il più possibile la circolazione dei veicoli a motore privati. Crawford è un opinionista, consulente e fotografo autore del libro “Cafree Cities” e dell’omonimo sito. Il suo articolo è un riassunto del suo punto di vista (supportato da una mole di dati impressionante).

In Italia siamo fermi a discutere  che il ciclista crea “problemi alle automobili”, nonostante il volume che occupa rispetto ad una automobile sia infinitamente minore. Che i pedoni debbano adeguarsi alle condizioni della strada (e quindi muoversi subordinatamente alle automobili: i marciapiede sono luoghi di tortura e di espiazione). Che chi non va in automobile è nemico del progresso. Che servono altri parcheggi (per parcheggiare e quindi consentire ad un numero sempre maggiore di persone di scegliere l’automobile come mezzo di spostamento). Che “prendo l’automobile perché i mezzi pubblici non funzionano”, ma poi non ti poni la domanda del perché non funzionano, forse perché prendi l’automobile? Che su una strada il 90% dello spazio è riservato alle automobili, ferme e in movimento, va bene così. Adesso poi si pretendono regole ferree per i ciclisti insubordinati additati addirittura come colpevoli degli incidenti invece che essere vittime sacrificali della strada.

Da noi si continua a trattare il discorso della mobilità da un punto di vista ideologico, di contrapposizione, quando invece sarebbe molto più semplice di così.

A chi crede che le auto siano un male necessario delle città moderne, Crawford risponde inopinabilmente in questo modo: “Le auto non sono necessarie in una città, anzi, lavorano proprio contro gli obiettivi di una città moderna: se l’obiettivo deve essere quello di permettere al maggior numero di cittadini possibile di spostarsi verso luoghi di lavoro, socializzazione, cultura e sviluppo, le automobili non possono essere la risposta più adeguata. Per un motivo molto semplice: occupano troppo spazio. Lo occupano per spostarsi e lo occupano per sostare, contribuendo quindi alla espansione del tessuto urbano che deve generare spazio da concedere loro”.

Questo processo, inesorabile, ha eliminato quasi del tutto la funzione della strada vista oggi come un “non-luogo” che serve solo per lo spostamento delle automobili e del traffico veicolare in genere. La strada, le piazze sono luoghi fondamentali di socializzazione, sono lo spazio sociale più importante che permette ad una città di crescere da un punto di vista della qualità della vita.

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Se invece concedi sempre meno spazio alle auto su quello spazio ci puoi progettare una struttura alternativa di trasporto, struttura efficiente e  sostenibile per la salute dei cittadini, in armonia con il tessuto urbano. I governi dovrebbero incentivare questo punto di vista, che non è ideologico ma semplicemente più conveniente per molti. I governi che non sono schiavi delle lobby del petrolio e dell’automobile o che comunque ne subiscono meno l’influenza infatti hanno cominciato già da tempo questo discorso. E non sono nazioni popolate da esseri mitologici o da supereroi. Non sono nazioni migliori. Guardano ai numeri, guardano a ciò che conviene e seguono la opinione pubblica che ha un peso rilevante nel processo decisionale.

 

 

Cominciate a immaginare ad esempio via Appia Nuova, riqualificata e libera dall’orrido ammasso di lamiere viaggianti e in sosta. E’ una discarica adesso, non una strada. Autobus che viaggiano in mezzo al traffico, parcheggio in mezzo (dove una volta c’era il tram…) parcheggio ai lati, parcheggio sulle strisce e in curva, parcheggio in doppia fila, parcheggio in tripla fila. Marciapiede impraticabile e di dimensioni ridicole. Pali di cartelli pubblicitari a interrompere i percorsi pedonali. Bancarelle sui marciapiede già ridicoli.

Ai commercianti, ai residenti, ai cittadini di Roma: che stiamo aspettando?

https://www.washingtonpost.com/news/in-theory/wp/2016/02/29/the-car-century-was-a-mistake-its-time-to-move-on/

2 commenti

  1. Certi discorsi non si possono fare perché la reazione tipo è: “non può esser vero, perché se fosse vero saremmo tutti dei babbei”. La nostra cultura italica non contempla l’eventualità che si sia dei babbei: è un caso la cui gestione richiede strumenti mentali che semplicemente non abbiamo. Il risultato è che possiamo continuare a comportarci da babbei indefinitamente.

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  2. Non funzionano anche perché chi li prende non fa mai il biglietto, “tanto il controllore non ci sta”. E il più frequente passeggero che dice questa cosa è un viaggiatore dei Laziali, ovvero una tratta frequentatissima che ha moltissimi treni, come fate a dire che non funziona il servizio?? Forse la metro non sarà efficentissima come in Inghilterra, ma pensiamo che è già tanto che ci hanno permesso di farla XD io sono per la bicicletta, per i pedoni e per il verde: si rendessero conto, quando si lamentano che non possono prendere le macchine perché “oggi ci sono le targhe alterne, ma che c***” che esistono i mezzi pubblici e se tutti si facessero il biglietto, domani ci sarebbero più corse, più controllori, più pulizia, meno inquinamento.
    Articolo interessantimo, comunque 🙂 pensa anche che l’Italia (l’ultima volta che ho controllato) ha la stessa libertà di stampa dell’Arabia Saudita –> https://it.wikipedia.org/wiki/Freedom_of_the_Press (siamo migliorati!)

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