Ordinanze omicide: quando non cambiare le cose uccide.

E finalmente è lunedì. Una altra “domenica senza auto” è passata, alle ore 20:31 di ieri i romani hanno potuto riappropriarsi delle loro automobili, ma a quell’ora ormai la giornata era già andata. Irrimediabilmente rovinata a causa della mancanza di pioggia.

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Uno di quelli che infatti ha colto benissimo l’umore di molti, tanti cittadini romani è stato il giornalista-opinionista Gianni Riotta che con un emo-tweet ha commosso gli animi dei cittadini (e dei bambini) offesi. Tutti tappati in casa, come se fuori ci fossero dei cecchini pronti a sparare ai primi che mettessero il naso fuori, come se le strade fossero disseminate di mine antiuomo. Come se ci fossero nubi tossiche in agguato. Ah, no, questa ultima è vera 🙂 .

Stabiliamo subito un punto fondamentale: le ordinanze come quella di ieri non servono ad una mazza. Non servono perché non affrontano il problema e non lo risolvono, non servono perché non hanno il benché minimo impatto sulla qualità dell’aria respirata dai nostri polmoni. Non lo dico io, lo dicono i numeri. Se prendete poi l’oggetto di tali ordinanze viene addirittura da ridere (limitazione della circolazione di tutti i veicoli all’interno della “Z.T.L. Fascia Verde” e limitazione per l’esercizio degli impianti termici nell’intero territorio comunale ai fini della prevenzione e del contenimento dell’inquinamento atmosferico). Si, avete letto bene, prevenzione e contenimento. Ma siccome questa misura non previene e non contiene allora si ripete in maniera a dir poco imbarazzante più volte l’anno, ma solo “quando i livelli di guardia delle centraline vengono superati” (oh, mica prima eh). A volte ci si infila appresso anche una due giorni di targhe alterne. Eppure stiamo sempre da capo a dodici.

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Sulla strada i controlli (a campione) ci sono, ma capite bene che i numeri sono davvero poca cosa rispetto al potenziale parco circolante.

Il fatto è che proprio perchè inutili, provvedimenti come questi sono il banco di prova per misurare quanto Roma e i romani siano “tappati” dentro le loro automobili, e più in generale dentro una visione di città in cui rinunciare all’auto è impensabile.

Ci si indigna molto di più per una domenica senza auto che per una vita a respirare merda. Tanto a quello ci siamo abituati, è inevitabile. Come la morte. Senza auto la domenica non possiamo andare a “fare una passeggiata”, portare i bambini al parco giochi, andare a trovare un amico, non possiamo andare al cinema, non possiamo andare al centro commerciale. Stare senz’auto è come ritrovarsi improvvisamente senza corrente elettrica, come passare dalla fogna alla latrina. Non è tollerabile.

Ma in questa città ci si dovrà pure spostare. Il problema è il come.

Il problema, a ben guardare, è che manca una visione politica (da “polis”). Se pensate che abbiamo una Agenzia per la Mobilità dove il massimo che riescono a partorire sono due strisce pedonali e un cambiamento dei sensi di marcia all’anno. Gestita da gente impreparata, che non ha la benché minima idea di cosa voglia dire disegnare la mobilità e collegarla alla Salute pubblica.

Nel 2014 in Italia ci sono stati 3.381 morti da incidenti stradali (entro il 30°giorno). Nel 2012 invece sono state 84.440 le morti premature rispetto alla aspettativa media di vita a causa dei principali agenti inquinanti provenienti da (polveri sottili, biossido di azoto e ozono). Senza contare i costi indiretti (problemi di salute, giornate di lavoro perse, ospedalizzazioni, spese per farmaci, etc etc). Imputata, nell’uno e nell’altro caso , è la mobilità privata o meglio il suo uso smoderato ed eccessivo (oltre che una gestione energetica affidata principalmente alla combustione, ovviamente).

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Ma davvero dobbiamo continuare ad essere presi per il culo tutta la vita? Davvero siamo condannati a ricevere mensilmente queste ordinanze da parte del Comune sperando nel miracolo divino per la nostra salvezza?

Se la risposta è SI, allora ha ragione Riotta. Rassegniamoci ad una vita rovinata, tappati dentro le nostre case. Ma non perché si bloccano le auto. Piuttosto perché l’aria sarà diventata nel frattempo ancora più letale di quella che già è.

 

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